L’ECOSISTEMA PER LA RIGENERAZIONE URBANA - Come restituire al territorio nuova linfa

Lo scorso marzo si è tenuto il talk digitale “L’ecosistema per la rigenerazione urbana. Come restituire al territorio nuova linfa”, organizzato da FORTUNE ITALIA in collaborazione con Neprix.


Tra i relatori sono intervenuti: Andrea Battisti, CEO e founder di Neprix; Massimo Lapucci, CEO di Ogr Torino e Segretario Generale di Fondazione Crt; Flavia Marzano, Presidente del Comitato Tecnico Scientifico della Fondazione Ampioraggio e Emilio Misuriello, Amministratore Delegato di Esri Italia.


L’obiettivo del webinar è stato comprendere come possa rinascere il patrimonio immobiliare, tra filantropia istituzionale, crediti distressed e modelli di co-design. Il focus è sulla rigenerazione urbana, sotto i riflettori del pubblico e del privato, ed i temi ad essa correlati come l’economia circolare, l’energia rinnovabile, lo stop al consumo di suolo, la qualità del progetto nel rispetto dei criteri ESG (ambiente, governance, inclusione sociale) ed infrastruttura sociale.


Gli ingredienti della rigenerazione urbana che vede in campo i privati, passando dalla riqualificazione edilizia alla valorizzazione di asset e del loro immediato intorno, sono individuabili nella finanza e real estate, inclusione e impatto sociale, tecnologia e digitalizzazione. Elementi chiave che restituiscono al territorio e alla comunità un patrimonio immobiliare sicuro ed efficiente, pronto per iniziare una seconda vita, afferma Andrea Battisti. Il founder di Neprix aggiunge specificando come la tempestività sia fondamentale per svolgere gli interventi, che devono essere necessariamente molto rapidi, oltre che messi in atto da imprenditori dall’approccio alla criticità positivo, disposto ad attuare scelte coraggiose.


Da Torino, le Ogr e la Fondazione Crt sono un esempio virtuoso per la rigenerazione urbana italiana: un contenitore di oltre cent’anni che si è convertito tenendo insieme creatività, cultura, digitale e lavoro. “La riqualificazione delle Ogr è partita nel 2013 nel segno della conservazione, restituzione e sostenibilità ambientale. Un immobile iconico per Torino che ha ripreso vita con una gestione coraggiosa e sperimentale applicando modelli innovativi legati alla filantropia istituzionale”, commenta Massimo Lapucci.


L’architettura industriale di fine 800 era concepita come luogo per lavorare ma anche come luogo di bellezza, punto chiave che ha ispirato il team nel momento in cui si sono posti di fronte al recupero dell’edificio abbondonato dagli anni 90. L’obiettivo era trasformare l’ex officina in un centro di eccellenza dell’innovazione della tecnologia e della cultura contemporanea, uno dei più grandi progetti di venture philantropy ed impact investing in Europa orientato alla crescita e allo sviluppo economico culturale e di innovazione del territorio. Lavoro, restituzione, intelligenza collettiva e connettiva sono le parole chiave che gli stakeholder associano al fare rigenerazione urbana “e se si unisce anche la componente dell’energia, si dà qualcosa di più green al territorio” commenta Andrea Battisti.


Flavia Marzano racconta in questo contesto l’esperienza del bando Borghi, promosso dal ministero della Cultura nell’ambito del Pnrr. “Una sfida volta alla creazione di connessioni, con la leva della creatività, e guardando al futuro”, dice. “Un progetto per condividere competenze, valorizzare le differenze e dare risposte più ricche ed efficaci”. La presidente chiarisce infatti il significato di ecosistema, collegandolo alla condivisione di competenze tra società diverse per riuscire a dare una risposta più efficace e più ricca di fronte ai problemi. Cita Charles Robert Darwin che diceva come nella storia del genere umano abbiano prevalso coloro che hanno imparato a collaborare e a improvvisare con più efficacia, Marzano invita dunque alla collaborazione tra stakeholders e utenti. Gli ecosistemi – aggiunge – devono valorizzare le differenze, coloro che ci riescono hanno maggior possibilità di sopravvivere e di crescere senza pregiudizi.


Agli ingredienti vitali della rigenerazione urbana si aggiungono dunque l’inclusione sociale e l’accessibilità, ma anche le tecnologie, la digitalizzazione e più in generale l’innovazione. Solo con il mix si conta di riuscire realmente a restituire nuova linfa al territorio. “Le città sono un banco di prova dove sperimentare le tecnologie e i sistemi informativi territoriali”, Emilio Misuriello parla di generative design e anticipa che si stanno iniziando a sviluppare dei digital twin, dei gemelli digitali, per le città: una sorta di rivoluzione se si pensa al continuum di trasformazione e di movimento di un animale così complesso come è una città.


La digitalizzazione risulta in definitiva un mezzo per poter ottimizzare le scelte, per anticipare i rischi e per migliorare le performance, pensando ai proprietari e alla comunità di riferimento, con ricadute dirette sul pubblico e sulla qualità della vita delle persone. Valorizzare le eccellenze che i singoli territori e il paese esprimono attraverso progettualità legate al mondo della cultura, dell’art, del tech e dell’innovation e metterle in collegamento con altre eccellenze a livello internazionale contribuisce molto, insieme al recupero di spazi abbandonati nel tessuto urbano, a svolgere non solo un elemento di rigenerazione ma anche di crescita e sviluppo per il territorio e il paese nel suo complesso.


Per cambiare e quindi restituire al territorio nuova linfa è, in definitiva, necessario adoperarsi per una collaborazione e abbattere i divari digitali, afferma Marzano, che non sono solo infrastrutturali ma anche sociologici e culturali. La chiave del cambiamento risiede nei punti di facilitazione digitale, che dovranno essere su tutto il territorio e a cui si sta lavorando attraverso il gruppo Open Government Partnership. Ciò significa offrire servizi digitali e alimentare il rapporto combinatorio tra informazioni e relazioni con i cittadini, avendo il coraggio di cambiare insieme.




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